Gli avori di Salerno.

Una Bibbia in avorio.

Il libro “una Bibbia in avorio” espone ai lettori una collezione che rappresenta un ampio ciclo Cristologico con scene dell’Antico e del Nuovo Testamento e si articola in sessantaquattro tavolette perfettamente conservate che provengono dalla sacrestia del Duomo di Salerno e sono custodite in due sale attigue dell’attuale Museo diocesano. Le tavolette del vecchio testamento sono disposte in orizzontale mentre quelle del nuovo sono disposte in verticale. Malgrado l’abbondanza del materiale, non abbiamo certezze su chi nè sia stato il committente e ideatore nè chi siano stati gli artefici.  

VISITAZIONE

 Ad aprire il primo percorso visivo del racconto figurato inerente le storie del Nuovo Testamento è la scena che rappresenta la Visitazione. Fulcro dell’immagine è l’incontro tra Maria ed Elisabetta, ambedue nimbate e abbigliate sontuosamente da lunghe vesti dalle maniche aderenti e manti decorati, che accostano l’una all’altra la guancia scambiandosi un tenero bacio e stringendosi vicendevolmente in un forte abbraccio che oltre a sottolineare in entrambe la comune condizione della futura maternità sembra voler celare ulteriori risvolti simbolici.

LA STRAGE DEGLI INNOCENTI

La narrazione figurata del Nuovo Testamento continua con la scena “la strage degli innocenti” dove si può notare in primo piano Erode che ordina la strage sfiorando un bimbo che si dimena dal pianto, tenuto in braccio da un soldato che sta per affondare un pugnale nella sua gola. Sullo sfondo ma pur sempre in rilievo è presente un soldato che scruta minacciosamente di fronte a lui per scovare la madre ed il figlio occultati alla sua vista.

IL BATTESIMO DI GESU’

Un’altra importante raffigurazione è “il Battesimo di Gesù” dove si può vedere Giovanni Battista nell’atto di battezzare Gesù ponendogli la mano sulla testa. Nella scena inoltre, sulla parte destra, sono presenti anche due angeli.

LA VOCAZIONE DI PIETRO E ANDREA

Sull’intaglio eburneo è raffigurato l’episodio evangelico in cui Cristo chiama a sé gli uomini che per primi diverranno suoi discepoli, Pietro e Paolo. Si vede Gesù che mostra la mano sinistra recante il rotolo e la destra parlante direzionata ai due fratelli in barca. Pietro seduto a prua alla chiamata del signore ha lasciato i remi che adesso galleggiano presso lo scafo della barca mentre dietro Andrea seduto a poppa viene ripreso nell’intento di raccogliere la rete dal mare colma di pesci rimando simbolico alla moltitudine di anime battezzande che da lì a poco “pescherà” con il fratello. 

TRASFIGURAZIONE

La narrazione poi procede con la “Trasfigurazione” dove secondo i vangeli Gesù dopo aver preso con sé con i discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni, cambiò aspetto mostrandosi ai tre discepoli con uno straordinario splendore della persona e uno stupefacente candore delle vesti. In questo contesto si verifica l’apparizione di Mosè ed Elia che conversano con Gesù e si ode una voce, proveniente da una nube, che dichiara la figliolanza divina di Gesù. Lo splendore di Cristo richiama la sua trascendenza, la presenza di Mosè ed Elia simboleggia la legge e i profeti che hanno annunciato sia la venuta del Messia che la sua passione e glorificazione.  

LA RESURREZIONE DEL FIGLIO DELLA VEDOVA DI NAIM

Questa scena è preceduta pertanto dalla rappresentazione di un altro miracolo che raffigura un miracolo di resurrezione compiuto da Gesù presso la città di Naim nei confronti del figlio unigenito di una donna vedova.

LA RESURREZIONE DI LAZZARO

Successivamente in rilievo è inquadrato in modo ravvicinato l’episodio evangelico divenuto espressione della potenza divina che ha vinto la morte: vi si narra infatti di Gesù tornato in Galilea per resuscitare un amico, Lazzaro. Nella scena di vede appunto Gesù che stringe con la mano sinistra la virga per compiere il miracolo mentre con la destra, gridando Lazzaro vieni fuori, si rivolge al sepolcro dal quale poco dopo uscì proprio l’amico.

L’ULTIMA CENA E LA LAVANDA DEI PIEDI

Della catena passione e resurrezione fa parte anche l’incisione dell’episodio dell’ultima cena che include anche quello della lavanda dei piedi. Nel primo viene raffigurato Gesù riunitosi presso un cenacolo con i dodici apostoli pronto a pronunciare la frase “colui che ha intinto con me la mano nel piatto quello mi tradirà”, Giuda viene pertanto raffigurato triste seduto sull’estrema destra chiuso nel suo silenzio mentre si porta una mano alla guancia. Nel secondo episodio invece viene raffigurata appunto la lavanda dei piedi e quindi preludio penitenziale alla comunione degli apostoli. Il primo apostolo sulla panca è Pietro pronto per farsi lavare i piedi ma anche mani e capo dal suo maestro.

LA CROCIFISSIONE

Uno dei momenti più significativi è racchiuso nell’immagine della “Crocifissione” dove Cristo viene rappresentato con gli occhi aperti e lo sguardo rivolto alla madre. Per sottolineare la sua duplice natura Gesù ha le mani inchiodate con evidenza sul patibulum  della croce e i piedi al suppedaneum. Gli spazi in alto ai lati della croce sono occupati da due angeli mentre in basso si può osservare a sinistra Maria avvolta nel maphorion mentre a destra l’apostolo Giovanni a cui Gesù affida la madre.

LA CENA IN EMMAUS

Altro episodio di rilievo è quello della “cena in Emmaus” che rappresenta Gesù con due discepoli che non lo avevano riconosciuto: Sono raffigurati di statura minore rispetto a Lui e sono seduti dietro una tavola e rivolgono tutta la loro attenzione al Risorto, sullo sfondo invece vengono messe in evidenza le coperture cupolate del villaggio di Emmaus.

GESU’ APPARE AGLI APOSTOLI SUL LAGO DI TIBERIADE

Proseguono poi le Cristofanie con una scena in cui è rappresentata l’apparizione di Gesù agli apostoli sulla riva del lago Tiberiade dove è Pietro questa volta ad essere in risalto dopo l’azione di essersi gettato in mare per andare verso Gesù e trascina con sé una corda legata alla barca. Questo gesto allude al suo primato tra gli apostoli e al suo essere guida della chiesa.

L’ASCENSIONE

Una delle ultime rappresentazioni è l’Ascensione di Cristo al cielo che risulta lavorata in ogni sua parte. Si nota appunto il moto ascensionale che per la chiesa cattolica è un avvenimento storico e trascendente e rappresenta il compimento definitivo della missione di Gesù, che si congeda dai discepoli e si sottrae al loro sguardo. Con l’ascensione, Gesù non se ne va semplicemente da questo mondo per tornare alla fine dei tempi, ma viene esaltato e glorificato.

STATO E CONSERVAZIONE.

Il pregio principale degli Avori Salernitani sta nella loro conservazione: infatti, nonostante i quasi mille anni d’età, le tavolette conservano ancora il loro splendido colore giallo paglierino, molto “caldo” nonché gradevole; ciò è probabilmente dovuto al fatto che essi sono stati lucidati spesso, e tenuti lontano da fonti dirette di calore, che li avrebbero inevitabilmente anneriti. Attualmente (2008) quasi tutte le tavolette sono esposte al Museo Diocesano di Salerno, fatta eccezione per le (fortunatamente pochissime) perse ed un’altra decina divisa tra il Louvre di Parigi, il Metropolitan Museum di New York, il Victoria and Albert Museum di Londra, i Musei statali di Berlino (Staatlichen Museen zu Berlin), l’Ermitage di San Pietroburgo ed il Museo di Belle Arti di Budapest (Szépmüvészeti Múzeum). Inoltre, dal dicembre 2007 fino al 4 maggio 2008 ha avuto luogo, sempre al Museo Diocesano, una bellissima retrospettiva che ha riunito, per la prima volta dopo trent’anni, l’intero ciclo eburneo oltre agli Avori di Grado ed altri pezzi pregiati in tale elemento, di fattura amalfitana e salernitana o ispirati alle botteghe locali.

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